Clima: Copenhagen, negoziati in stallo e tensioni
dicembre 2009
Clima: Copenhagen, negoziati in stallo e tensioni
redazione Oil
Nella terzultima giornata del vertice, il cambio di guardia per molti รจ un sintomo che i negoziati sono in alto mare. Caos organizzativi e tensioni dei manifestanti non aiutano
 

 

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Cambio di guardia a Copenhagen: per molti è un sintomo che i negoziati sono in alto mare. Nella terzultima giornata del vertice, il premier danese, Lars Lokke Rasmussen, ha sostituito Connie Hedegaard alla presidenza. Un passaggio, hanno spiegato gli organizzatori, mosso semplicemente da ragioni protocollari (considerato che a Copenaghen stanno arrivando capi di Stato e di governo da tutto il mondo), ma che in realtà ha fatto subito pensare alle difficoltà del negoziato e anche alle critiche ricevute da 'lady clima' da parte dei Paesi africani, convinti che nelle trattative la Hedegaard abbia favorito i Paesi ricchi. A questo si aggiunge che il caos e la congestione negli accessi al Bella Center, dove si stanno svolgendo i lavori, sono diventati un motivo di ostacolo in più al già difficile negoziato e hanno già provocato le proteste di Brasile e India. L'Onu aveva accreditato inizialmente alla conferenza circa 46.000 persone, nonostante lo spazio del Bella Center, teatro del summit, potesse ospitare non più di 15.000 persone per motivi di sicurezza. Ma da lunedì, con la partecipazione di circa cinquanta delegazioni ministeriali, le restrizioni d'accesso si sono moltiplicate; e oggi, con l'arrivo dei capi di Stato e di governo nella capitale danese, le code e le proteste sono aumentate vertiginosamente. E la tensione si respira anche all'esterno dei tavoli di discussione: i no global e i movimenti ambientalisti sono scesi di nuovo in piazza e hanno tentato di marciare verso il Bella Center e migliaia di manifestanti hanno assaltato la 'zona rossa' con l'intenzione di entrare nella sede del vertice e sono stati caricati dalla polizia. Oltre 250 persone sono state fermate, tra cui anche diversi italiani. Intanto si alternano gli appelli per un impegno più forte: ieri benedetto XVI ha precisato che "la questione ecologica non va affrontata solo per le agghiaccianti prospettive che il degrado ambientale profila all'orizzonte: a motivarla deve essere soprattutto la ricerca di un'autentica solidarietà a dimensione mondiale, ispirata dai valori della carità, della giustizia e del bene comune". Da Washington ha parlato Obama, atteso a Copenhagen venerdì, quando nella capitale danese arriveranno i leader di oltre cento Paesi. Un accordo sul clima a Copenaghen richiede da parte dei paesi "significativi passi in avanti", ha spiegato il presidente Usa. Allarmanti le previsioni dell'ex vice presidente americano, Al Gore, che ha presentato al vertice di Copenaghen, insieme ai ministri di Norvegia e Danimarca, un nuovo rapporto sullo scioglimento dei ghiacci con l'effetto serra. "Ci sono un 75% di possibilità - ha detto Gore commentando il rapporto degli scienziati - che l'intera calotta polare si scioglierà in estate nei prossimi cinque-sette anni".

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