buon anno per i soste- nitori delle teorie del ri- scaldamento globale: a partire da gennaio, quando, per la seconda volta nella storia, la neve è caduta sulle basse montagne dell'emirato arabo di Ras al Khai- mah un fenomeno tal- mente raro che il dia- letto locale nemmeno sembra possedere una parola per descriverlo passando per Chicago, tendo tutti i record in due degli ulti- mi tre anni; per arrivare a Londra, dove "tempeste artiche" hanno por- tato alla neve più precoce dal 1934. evidenti dell'innalzamento della temperatura terrestre sono certi di avere ragione; ma la na- tura non è stata prodiga di prove ul- timamente. L'Intergovernmental panel on climate change (Ipcc) è stato co- stretto a ritirare alcune delle sue più drammatiche osservazioni sulla scom- parsa della banchisa sub-artica e la Nasa ha pubblicato dati che parreb- bero indicare che la temperatura glo- bale della bassa troposfera lo stra- to dell'atmosfera dove viene genera- to il clima dopo aver toccato un pic- co nel 2005, avrebbe "riassorbito" buo- na parte del riscaldamento verificatosi a partire dal 1980. Politici e giornali- sti occidentali hanno cominciato a prendere le distanze dall'ipotesi del ri- scaldamento e sempre più spesso viene ricordato che la paura "globale" degli Anni Settanta era, al contrario, che il pianeta si stesse raffreddando. Nell'aprile del 1975 la rivista New- sweek ha dedicato una copertina alla "Glaciazione in arrivo" e gli scienzia- ti ipotizzavano allora che forse si po- teva bloccarla spargendo del carbone sui ghiacci polari, abbassando la loro riflettività di modo che la Terra potesse assorbire più calore. Non è certo que- sta la sede per entrare nel merito di un tema così complesso, un tema che or- mai sembrerebbe per certi versi più politico che scientifico. Quello che possiamo fare è esaminare i dati sul- la percezione della questione "clima" da parte dell'opinione pubblica, spe- opinioni e politiche sul riscaldamen- to del pianeta e i gas serra sono cen- trali a livello mondiale. Le migliori ri- cerche recenti quelle del Pew Cen- ter, che monitora l'evoluzione del- l'opinione pubblica dimostrano che, tra aprile 2008 e ottobre 2009, la per- centuale di americani che credono ci siano prove affidabili del riscaldamento terrestre è scesa dal 71% al 57% e la quota di quelli che lo considerano un problema "molto grave" è calata dal 44 al 35%. globale ha sempre avuto un'importante componente politica tutto il mondo come un elemento di critica al capitalismo laissez-faire e alla globalizzazione. È interessante quindi notare come, ne- gli Stati Uniti, la disaffezione alla questione sia trasversale agli schie- ramenti politici. Negli ultimi quattro anni, tra gli elettori americani che si definiscono Democratici un partito dove il riscaldamento globale era pra- ticamente un dogma la percentuale di quelli che ritengono che il fenome- no sia realmente in atto è scesa dal 91 al 75%, tra gli indipendenti dal 79 al 53%, e tra i Repubblicani dal 59 al fare con la "veridicità" delle prove pro o contro il riscaldamento terrestre. Il dibattito stesso è estremamente com- plesso, ma i sostenitori della causa for- se non hanno servito molto bene la loro parte. Nel tentativo di guadagnarsi il consenso dell'opinione pubblica at- traverso l'utilizzo del tema dramma- tico del "Mondo in fiamme" dal nome del progetto, finanziato dal Governo americano per sensibilizzare i bambini in età scolastica hanno posto la que- stione in termini ideologici e morali, molto spesso come un contrasto tra "bene e male". Da una parte sono riu- sciti a portare il problema attenzione del grande pubblico, ma dall'altra hanno aperto la porta del dibattito a prove meramente aneddotali. Così, l'Uragano Katrina, dopo avere deva- stato New Orleans nel 2005, è stato lar- gamente citato come esempio del ge- nere di instabilità climatica che il ri- scaldamento poteva produrre da al- lora però l'incidenza di uragani sulle coste americane si è dimezzata, scen- dendo ad appena il 50% delle medie annuali normali negli ultimi decenni. Ogni volta che nevica precocemente, eccessivamente o in ritardo, l'indivi- duo a cui è stato detto che i mari pre- sto cresceranno per inondare le città costiere del mondo deve interrogarsi sull'affidabilità "scientifica" delle in- Le organizzazioni che lavorano per contrastare i cambiamenti climatici sono consapevoli di questo problema e negli ultimi tempi hanno comincia- to a bollare come improprio lo stesso termine "riscaldamento terrestre". Quanto volevano realmente dire, so- stengono oggi, è che le attività uma- ne sulla superficie terreste potrebbe- ro scatenare delle instabilità climati- che e che potrebbero perfino verificarsi periodi episodici di raffreddamento. Ma in termini di opinione pubblica or- mai i buoi sono fuggiti dalla stalla, come dimostrano i dati demografici americani e i risultati simili riscontrati nel Regno Unito. Mentre va in stam- pa questo numero di Oil, il mondo si sta preparando per una conferenza delle Nazioni Unite molto importante sul cambiamento climatico a Copen- hagen. non arriverà a un accordo finale sui cambiamenti climatici mentatori di tutti i colori politici con- vengono che non sia probabile che la Conferenza di Copenhagen possa pro- durre un accordo finale. A questo pun- to perfino gli ottimisti sembrano essere dell'idea che al massimo si potrà ab- bozzare qualche tipo di accordo limi- tato e di breve termine, tanto per te- nere il processo in vita e c'è già chi parla della probabile necessità di pro- grammare un "summit bis" nella pri- mavera del 2010 per ottenere un ri- sultato più concreto. Qualunque sia l'esito di Copenhagen, le azioni per af- frontare un problema d'importanza planetaria saranno decise molto pro- babilmente non su basi scientifiche concrete in qualunque direzione queste puntino ma rispecchieranno inevitabilmente il fatto che il pubbli- co, almeno nel mondo anglosassone, si sta stancando del problema. t r u m n t i d l a o o -11 -2 0 +12 +2 -9 +1 +2 +6 0 |