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l 2009 non è stato un
buon anno per i soste-
nitori delle teorie del ri-
scaldamento globale: a
partire da gennaio,
quando, per la seconda
volta nella storia, la neve
è caduta sulle basse
montagne dell'emirato
arabo di Ras al Khai-
mah ­ un fenomeno tal-
mente raro che il dia-
letto locale nemmeno
sembra possedere una
parola per descriverlo ­
passando per Chicago,
dove la neve è arrivata in anticipo bat-
tendo tutti i record in due degli ulti-
mi tre anni; per arrivare a Londra,
dove "tempeste artiche" hanno por-
tato alla neve più precoce dal 1934.
La natura non ha fornito prove
evidenti dell'innalzamento
della temperatura terrestre
I teorici del riscaldamento globale
sono certi di avere ragione; ma la na-
tura non è stata prodiga di prove ul-
timamente. L'Intergovernmental panel
on climate change (Ipcc) è stato co-
stretto a ritirare alcune delle sue più
drammatiche osservazioni sulla scom-
parsa della banchisa sub-artica e la
Nasa ha pubblicato dati che parreb-
bero indicare che la temperatura glo-
bale della bassa troposfera ­ lo stra-
to dell'atmosfera dove viene genera-
to il clima ­ dopo aver toccato un pic-
co nel 2005, avrebbe "riassorbito" buo-
na parte del riscaldamento verificatosi
a partire dal 1980. Politici e giornali-
sti occidentali hanno cominciato a
prendere le distanze dall'ipotesi del ri-
scaldamento e sempre più spesso
viene ricordato che la paura "globale"
degli Anni Settanta era, al contrario,
che il pianeta si stesse raffreddando.
Nell'aprile del 1975 la rivista New-
sweek ha dedicato una copertina alla
"Glaciazione in arrivo" e gli scienzia-
ti ipotizzavano allora che forse si po-
teva bloccarla spargendo del carbone
sui ghiacci polari, abbassando la loro
riflettività di modo che la Terra potesse
assorbire più calore. Non è certo que-
sta la sede per entrare nel merito di un
tema così complesso, un tema che or-
mai sembrerebbe per certi versi più
politico che scientifico. Quello che
possiamo fare è esaminare i dati sul-
la percezione della questione "clima"
da parte dell'opinione pubblica, spe-
cialmente negli Stati Uniti, paese le cui
opinioni e politiche sul riscaldamen-
to del pianeta e i gas serra sono cen-
trali a livello mondiale. Le migliori ri-
cerche recenti ­ quelle del Pew Cen-
ter, che monitora l'evoluzione del-
l'opinione pubblica ­ dimostrano che,
tra aprile 2008 e ottobre 2009, la per-
centuale di americani che credono ci
siano prove affidabili del riscaldamento
terrestre è scesa dal 71% al 57% e la
quota di quelli che lo considerano un
problema "molto grave" è calata dal
44 al 35%.
Il dibattito sul riscaldamento
globale ha sempre avuto
un'importante componente
politica
Essendo il tema stato adottato in
tutto il mondo come un elemento di
critica al capitalismo laissez-faire e
alla globalizzazione.
È interessante quindi notare come, ne-
gli Stati Uniti, la disaffezione alla
questione sia trasversale agli schie-
ramenti politici. Negli ultimi quattro
anni, tra gli elettori americani che si
definiscono Democratici ­ un partito
dove il riscaldamento globale era pra-
ticamente un dogma ­ la percentuale
di quelli che ritengono che il fenome-
no sia realmente in atto è scesa dal 91
al 75%, tra gli indipendenti dal 79 al
53%, e tra i Repubblicani dal 59 al
35%. Tutto questo non ha molto a che
fare con la "veridicità" delle prove pro
o contro il riscaldamento terrestre. Il
dibattito stesso è estremamente com-
plesso, ma i sostenitori della causa for-
se non hanno servito molto bene la loro
parte. Nel tentativo di guadagnarsi il
consenso dell'opinione pubblica at-
traverso l'utilizzo del tema dramma-
tico del "Mondo in fiamme" ­ dal nome
del progetto, finanziato dal Governo
americano per sensibilizzare i bambini
in età scolastica ­ hanno posto la que-
stione in termini ideologici e morali,
molto spesso come un contrasto tra
"bene e male". Da una parte sono riu-
sciti a portare il problema attenzione
del grande pubblico, ma dall'altra
hanno aperto la porta del dibattito a
prove meramente aneddotali. Così,
l'Uragano Katrina, dopo avere deva-
stato New Orleans nel 2005, è stato lar-
gamente citato come esempio del ge-
nere di instabilità climatica che il ri-
scaldamento poteva produrre ­ da al-
lora però l'incidenza di uragani sulle
coste americane si è dimezzata, scen-
dendo ad appena il 50% delle medie
annuali normali negli ultimi decenni.
Ogni volta che nevica precocemente,
eccessivamente o in ritardo, l'indivi-
duo a cui è stato detto che i mari pre-
sto cresceranno per inondare le città
costiere del mondo deve interrogarsi
sull'affidabilità "scientifica" delle in-
formazioni che gli sono state fornite.
Le organizzazioni che lavorano per
contrastare i cambiamenti climatici
sono consapevoli di questo problema
e negli ultimi tempi hanno comincia-
to a bollare come improprio lo stesso
termine "riscaldamento terrestre".
Quanto volevano realmente dire, so-
stengono oggi, è che le attività uma-
ne sulla superficie terreste potrebbe-
ro scatenare delle instabilità climati-
che e che potrebbero perfino verificarsi
periodi episodici di raffreddamento.
Ma in termini di opinione pubblica or-
mai i buoi sono fuggiti dalla stalla,
come dimostrano i dati demografici
americani e i risultati simili riscontrati
nel Regno Unito. Mentre va in stam-
pa questo numero di Oil, il mondo si
sta preparando per una conferenza
delle Nazioni Unite molto importante
sul cambiamento climatico a Copen-
hagen.
La Conferenza di Copenhagen
non arriverà a un accordo finale
sui cambiamenti climatici
Funzionari Onu, diplomatici e com-
mentatori di tutti i colori politici con-
vengono che non sia probabile che la
Conferenza di Copenhagen possa pro-
durre un accordo finale. A questo pun-
to perfino gli ottimisti sembrano essere
dell'idea che al massimo si potrà ab-
bozzare qualche tipo di accordo limi-
tato e di breve termine, tanto per te-
nere il processo in vita ­ e c'è già chi
parla della probabile necessità di pro-
grammare un "summit bis" nella pri-
mavera del 2010 per ottenere un ri-
sultato più concreto. Qualunque sia
l'esito di Copenhagen, le azioni per af-
frontare un problema d'importanza
planetaria saranno decise molto pro-
babilmente non su basi scientifiche
concrete ­ in qualunque direzione
queste puntino ­ ma rispecchieranno
inevitabilmente il fatto che il pubbli-
co, almeno nel mondo anglosassone,
si sta stancando del problema.
James Hansen è consulente di grandi gruppi italiani
per la comunicazione finanziaria e le relazioni
internazionali. Americano, arriva in Italia in qualità
di Vice-console responsabile degli affari economici
al Consolato Generale Usa di Napoli.
Diventa corrispondente per alcune
grandi testate della stampa estera tra cui
l'International Herald Tribune.
Successivamente assume l'incarico di portavoce
di Carlo De Benedetti, di Silvio Berlusconi e poi
di capoufficio stampa Telecom Italia.
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s
t
r
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data
Perso il treno del clima
C'è il rischio che le azioni di contrasto non siano decise sulla base di
concrete evidenze scientifiche. Cala la percentuale di americani che
credono che le temperature mondiali stanno salendo
Scienza e ideologia nel dibattito sul riscaldamento globale
JAMES
HANSEN
I
47%
18%
21%
6%
8%
Sì, Per causa umana
Sì, Per causa naturale
Non so la causa
Non so
No
36%
-11
16%
-2
6%
0
33%
+12
10%
+2
44%
3%
29%
11%
13%
35%
-9
30%
+1
15%
+2
17%
+6
3%
0
EVOLUZIONE DI OPINIONI SUL RISCALDAMENTO TERRESTRE
Ci sono prove concrete del riscaldamento terrestre?
Quanto è grave il problema?
aprile 2008
ottobre 2009
aprile 2008
ottobre 2009
Molto
Moderatamente
Non molto
Non so
Non è grave
Fonte: Pew Research Center