(della prudenza) europea Troppe guerre, troppe conflittualità, troppe emozioni, troppe religioni. Anche senza andare indietro a Riforma e Controriforma, basterebbe il secolo Novecento da solo ad appesantire l'animo di questo continente. Troppa memoria dunque in Europa per non diventare umili, saggi a volte fino al limite della paralisi, realisti al punto del cinismo. Se c'è qualcosa che gli americani non capiscono, e mal sopportano, sono la straordinaria lentezza, l'esitazione, la cautela, che da questo realismo nascono. Gli Usa non capiscono perché gli europei vogliono che lo Stato li garantisca, non comprendono il feroce attaccamento alle identità locali, si meravigliano che ideologie come il Comunismo e il Fascismo siano ancora per noi realtà con cui fare i conti. Gli americani ci guardano sempre con occhi sorpresi. I conflittuali ma intimi rapporti che uniscono e insieme dividono le nostre nazioni paiono loro europei, e quelle con il mondo arabo degli europei del Sud, sono solo due esempi della nostra incomprensibilità ai loro occhi. C'è molto da imparare, ovviamente, da questo sguardo americano. Il bizantino sistema all'incapacità di decidere presto e bene. Poi, però, qualcosa succede e l'Europa appare sotto diverse forme. È successo con la crisi economica. La vecchia Europa, con le sue lentezze, si è presentata in condizioni migliori degli Stati Uniti all'appuntamento con la catastrofe, e, un anno dopo, la ripresa ha colori più brillanti qui che in Usa. La stessa inversione di ruoli sembra emergere all'appuntamento sul Climate Change di Copenhagen. Solo un anno fa l'elezione di Obama sembrava destinare all'oblio le poche e attente mosse fatte dall'Europa. Ancora a settembre, nel corso della preparazione per la Conferenza di Copenhagen, l'Europa era sotto accusa per il suo "conservativismo", perché voleva mantenere le strutture e il sistema del protocollo di Kyoto; mentre gli Usa promettevano un nuovo sogno, un cambio totale di regole che avrebbe cancellato quel mezzo accordo fatto in Giappone. Oggi, che si arriva a Copenhagen senza nessun accordo, la prudenza europea ha cambiato volto. Sappiamo bene perché questo vertice è stato ridimensionato. Il presidente Obama ha un'agenda molto complessa fra le mani: la Cina, i paesi in via di sviluppo, e non ultima la ritardata approvazione della riforma sulla assistenza medica universale, che non insormontabili, e di sicuro comprensibili. Chi meglio di noi europei, abituati, come si diceva, al realismo può capire il peso della realtà nella gestione politica del mondo? Non credo dunque che l'Europa a Copenhagen si lamenterà con gli Usa per il rallentamento di ogni accordo sul Cimate Change. Ma, mentre una sana dose di realismo politico trova la sua strada dentro le vene della politica mondiale, bisogna dire che la vecchia Europa, con la sua obbedienza a Kyoto, appare "not bad. Not bad at all!" l'Europa era sotto accusa perché voleva mantenere le strutture e il sistema del protocollo di Kyoto mentre gli Usa promettevano un nuovo sogno Oggi, che si arriva a Copenhagen senza accordo |