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...e un Cap-and-
trade
Un sistema di cap-and-trade addizionale alla carbon tax minima
costituisce il secondo pilastro della proposta eni. Il cap-and-trade
includerebbe tutte le emissioni concentrate, tipicamente impianti
industriali di medie e grandi dimensioni, e diventerebbe una
componente strategica e complementare della carbon tax per i
seguenti motivi:
·
garantirebbe il raggiungimento degli obiettivi di stabilizzazione
delle emissioni di medio e lungo periodo, attraverso un cap che
non può essere superato (cosa che una carbon tax non sarebbe
in grado di salvaguardare),
·
assicurerebbe l'efficienza del sistema distribuendo lo sforzo
di abbattimento dove i costi sono inferiori.
A parità di obiettivo di riduzione delle emissioni, rispetto ad un
sistema di solo cap-and-trade, la carbon tax tenderebbe a far
ridurre il prezzo dei permessi scambiati sul mercato in quanto
favorirebbe la realizzazione di interventi di abbattimento delle
emissioni all'interno di ciascun impresa.
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Un'accisa mobile
L'applicazione di una carbon tax e di un sistema di cap-and-trade da soli non sono sufficienti a
incentivare in maniera adeguata l'efficienza energetica e l'innovazione tecnologica negli usi finali di
energia. Per cambiare le abitudini dei consumatori e stimolare gli investimenti è essenziale ridurre
l'instabilità dei prezzi dei prodotti energetici e garantire un prezzo in grado di sostenere gli investimenti.
L'importanza delle accise per plasmare i modelli di consumo energetico è testimoniata dalla differenza
nell'efficienza tra il parco auto statunitense e quello eruopeo. In Europa l'elevato costo dei carburanti,
fortemente tassati, ha promosso l'efficienza: la percorrenza media è di circa 13,5 km con un litro di
carburante contro circa 8,5 km/lt degli Stati Uniti. Se il parco auto statunitense avesse la stessa percorrenza
media per litro di quello europeo, il consumo di petrolio degli Stati Uniti sarebbe del 20% inferiore a quello
attuale (un risparmio di 4 milioni di barili/giorno di petrolio, simile alla produzione dell'Iran).
L'accisa sarebbe anche più efficace se contribuisse a stabilizzare il prezzo finale dell'energia. Pertanto, il
terzo pilastro su cui si basa la proposta eni è l'introduzione di un'accisa "mobile" per diminuire l'instabilità
del prezzo dei prodotti energetici e fissare un livello minimo del costo dell'energia per gli usi finali. Il valore
dell'accisa mobile aumenterebbe al diminuire del costo industriale dei prodotti energetici e si ridurrebbe
al suo aumentare. Il valore massimo dell'accisa mobile potrebbe essere stabilito per ciascun combustibile
proporzionalmente al suo contenuto di carbonio e dovrebbe tenere conto degli altri oneri fiscali previsti.
Stabilizzando il prezzo finale dell'energia, questo meccanismo avrebbe il pregio di rendere più sicure le
scelte di investimento dei consumatori.
Se gli Stati Uniti avessero adottato uno strumento di questo tipo all'inizio degli anni Novanta, quando il
prezzo della benzina era sceso a seguito del ribasso del prezzo del petrolio, si sarebbe evitato il proliferare
di automobili con alti consumi di carburante che rendono ora difficile e costosa la transizione verso un
parco auto più efficiente. Allo stesso tempo, si sarebbero rese disponibili risorse finanziarie ingenti che
avrebbero potuto finanziare investimenti in efficienza e in tecnologie alternative.
Le economie emergenti
Il sistema fin qui delineato dovrebbe essere applicato in primo luogo ai paesi sviluppati che sono
responsabili della maggior parte delle emissioni di gas serra cumulate a partire dalla Rivoluzione
Industriale.
Tuttavia, gli scenari sull'andamento delle emissioni di gas serra mostrano che gran parte delle emissioni
future proverrà dai paesi in via di sviluppo. Inoltre il problema del carbon leakage, per il quale la riduzione
delle emissioni dei paesi avanzati sarebbe solo illusoria a causa del trasferimento delle attività produttive
inquinanti nei paesi in via di sviluppo, è serio e reale e pertanto deve essere contrastato.
È quindi imprescindibile coinvolgere i paesi emergenti negli sforzi di contenimento del riscaldamento
globale, anche se è comprensibile la loro riluttanza ad impegnarsi in misure costose nell'immediato.
La sfida è inserire da subito i paesi emergenti in un quadro di azione condiviso e certo.
In particolare, potrebbe essere riconosciuto loro un "periodo di grazia", differenziato per ciascun paese
sulla base del suo livello di benessere, per prepararsi ad adottare il sistema di contenimento delle emissioni
sopra delineato. Superata una soglia predeterminata negli indicatori di sviluppo economico e sociale,
ogni paese dovrebbe adottare le previste misure di contrasto delle emissioni, a partire dalla carbon tax.
Per tutelare i paesi (sviluppati e in via di sviluppo) che aderiscono allo schema internazionale di
contenimento delle emissioni, una possibilità concreta, e in linea di principio compatibile con le regole
del Wto (World Trade Organization), è rappresentata da una carbon tariff sui beni importati dai paesi che
non aderiscono. La carbon tariff tenderebbe a riequilibrare il prezzo e la competitività tra i prodotti realizzati
dall'industria nazionale ­ che sostiene i costi per l'abbattimento delle emissioni ­ e quelli realizzati nei paesi
che non hanno messo in pratica nessuna attività per ridurre le emissioni di gas a effetto serra.
Con questo metodo ai paesi in via di sviluppo verrà richiesto di sostenere azioni che non riducano le loro
potenzialità di crescita economica e sociale, garantendo la loro partecipazione quando saranno in grado
di contribuire al contenimento delle emissioni.
Un accordo è possibile
Nonostante le difficoltà incontrate nel processo di negoziazione, un accordo globale sul post Kyoto
è possibile e necessario. L'accordo deve essere globale ­ quindi includere tutti i principali paesi
responsabili delle emissioni di gas serra, passati, presenti e futuri ­ e deve prevedere obiettivi certi
per tutti i partecipanti, nonché una tempistica chiara e definita. L'accordo dovrà consentire a tutti i paesi di
aderire con degli obiettivi che non ostacolino la crescita sociale ed economica. Un accordo che non includa
i principali paesi emettitori non solo non sarebbe utile allo scopo della riduzione globale delle emissioni,
ma potrebbe essere dannoso per le economie coinvolte, costrette a ridurre le proprie emissioni a scapito
della propria competitività.
In una prima fase i paesi ad alto reddito dovranno impegnarsi nell'applicazione dell'intero sistema
(carbon tax, cap-and-trade e accisa mobile).
Successivi round di negoziazioni potrebbero definire gli obiettivi degli altri paesi a partire da quelli
con le maggiori emissioni.
La flessibilità e la gradualità della proposta eni non implica un minore sforzo o obiettivi più modesti.
Al contrario, garantisce che i paesi avanzati inizino subito con interventi certi a stimolare l'innovazione
tecnologica verso le tecnologie più pulite. Inoltre, coinvolgendo in modo progressivo e certo tutti i paesi
sviluppati e le economie in forte crescita, permetterebbe di realizzare obiettivi più ambiziosi di quanto
non sia stato finora possibile.
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