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seguenze sarebbero una sostanziale
stabilità o diminuzione dei consumi
di gas rispetto ai livelli pre-crisi. Que-
sto nel caso (ritenuto da molti im-
probabile) in cui fossero conseguiti gli
obiettivi di riduzione del 20 percento
delle emissioni di gas serra, di ridu-
zione del 20 percento dell'intensità
energetica rispetto al caso base e di
raggiungimento della quota del 20
percento di rinnovabili sul totale dei
consumi di energia.
Ma non tutti la pensano così. Gli sce-
nari base di alcuni dei principali
esperti internazionali (Wood Macken-
zie, IHSCera, International Energy
Agency) prefigurano una nuova fase
di crescita dei consumi di gas dopo il
punto di minimo raggiunto nel 2009,
anche se il ritorno sui livelli pre-crisi
avverrà in un arco di 3-4 anni. In ef-
fetti, rispetto agli scenari di qualche
anno fa la situazione è cambiata: i
tassi attesi di crescita della domanda
sono molto più modesti e, pertanto,
lo scalino che si è creato nel 2009 ri-
mane e si ripercuote sui consumi fu-
turi, che ora appaiono costantemente
più bassi di quelli previsti in passato.
Un combustibile pulito.
Quali sono le
principali ipotesi alla base di questa
attesa di ripresa? Sostanzialmente
c'è una visione concorde che la cre-
scita del consumo di gas proverrà in
prevalenza dal settore termoelettrico.
Il gas naturale, in effetti, sembra
avere ancora buone carte da giocare,
pur in un contesto mutato e più dif-
ficile. Gli obiettivi di riduzione delle
emissioni di gas serra e il costo dei
certificati di emissione daranno cer-
tamente un impulso alle fonti rinno-
vabili, ma non solo a loro: anche le
fonti fossili a minor contenuto di car-
bonio ne potranno trarre vantaggio.
E proprio le migliori qualità ambien-
tali del gas e la maggiore efficienza
con cui riesce ad essere utilizzato,
unite a prezzi moderati, potrebbero
ridare slancio a questa fonte di ener-
gia, e non solo nel settore della ge-
nerazione elettrica. In effetti, il gas è
un combustibile particolarmente pu-
lito (le emissioni di inquinanti in aria
sono estremamente basse), e quando
è utilizzato per produrre elettricità
emette una quantità di anidride car-
bonica per chilowattora inferiore alla
metà di quella emessa dal carbone.
Considerato che in Europa quasi il 30
percento della generazione elettrica
proviene da un parco elettrico ali-
mentato a carbone in gran parte an-
ziano, e che più di qualche impianto
potrebbe presto chiudere per effetto
della direttiva comunitaria che pone
limiti alle emissioni di biossido di
zolfo, monossido di azoto e polveri, è
plausibile pensare che il gas natu-
rale potrà trovare maggior spazio in
futuro. Anche perché un analogo pro-
blema di anzianità affligge parte del
parco nucleare europeo (in partico-
lare in Germania e Regno Unito) e al-
cuni degli impianti più vecchi previ-
sti attualmente in phase out, pur
potendo rimanere in esercizio, do-
vranno avere probabilmente un fun-
zionamento limitato, per non incor-
rere in problemi tecnici. Già nel
2008 ­ anno particolarmente avverso
­ il tasso di utilizzo degli impianti
nucleari inglesi è sceso a circa il 55
percento a causa di fermi per manu-
tenzioni straordinarie e, sempre nel
Regno Unito, il Ministero per l'Ener-
gia (Department of Energy and Cli-
mate Change - Decc) e l'Autorità di
settore (Ofgem) prevedono rimarrà
in media poco al di sopra del 70 per-
cento nei prossimi anni, un livello
inferiore all'82 percento registrato
nel periodo 1996-2006. Per quanto
riguarda eventuali nuovi impianti,
difficilmente saranno disponibili
(tranne i pochi in costruzione) prima
della fine del decennio.
Raggiungere una maggiore flessibi-
lità.
Pertanto, l'idea che il gas natu-
rale possa essere una soluzione, tra
le più immediate e a minor costo,
per ridurre le emissioni di gas serra
sta prendendo piede.
A maggior ragione, questo potrebbe
accadere se la perdurante fase di ab-
bondanza di offerta si riflettesse in
prezzi moderati capaci di favorirne
ulteriormente la competitività. Già
nel corso dell'inverno appena tra-
scorso, nel Regno Unito, la genera-
zione elettrica da gas è risultata più
conveniente di quella da carbone: nel
periodo settembre-novembre 2009
(ultimi dati disponibili) le statistiche
del Ministero per l'Energia inglese
registrano un netto incremento della
generazione elettrica da gas (+9 per-
cento rispetto allo scorso anno) e una
diminuzione di quella da carbone
(-30 percento circa).
Tra le molte incertezze, alcune im-
portanti considerazioni al momento
rimangono valide o emergono come
tali. In primo luogo, la produzione in-
terna di gas europea sembra desti-
nata al declino e si renderà comun-
que necessario, in futuro, un maggior
ricorso alle importazioni. Ugual-
mente, i principali paesi che forni-
scono gas all'Europa avranno neces-
sità di effettuare nuovi investimenti
per mantenere o aumentare la loro
produzione, a fronte del declino dei
giacimenti storici. Infine, in un con-
testo che muta rapidamente e in cui
vengono meno alcuni punti di riferi-
mento sicuri del passato, gli operatori
devono ricercare nuovi equilibri e la
soluzione sembra ruotare attorno a
un concetto chiave: raggiungere una
maggiore flessibilità su tutti i fronti,
da quello infrastrutturale e logistico a
quello contrattuale. In questo modo
sarà più semplice ottenere quella sta-
bilità e quello sviluppo ordinato del
mercato che costituiscono le condi-
zioni necessarie per mantenere la si-
curezza degli approvvigionamenti in
Europa.
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unconventional gas
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PIPELINES.
Sta sempre di più prendendo piede
l'idea che il gas naturale possa
essere una soluzione tra le più
immediate e a costi minori.
Nel Regno Unito la generazione
elettrica da gas è risultata più
conveniente di quella da carbone.