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INSUFFICIENTE LA RETE DEI GASDOTTI IN VENEZUELA
VENEZUELA
In uno dei paesi più solidi, dal punto di vista energetico, cominciano ad affacciarsi i primi problemi. Stiamo parlando del Venezuela, Stato dalla lunga tradizione petrolifera, e da sempre contraddistinto da regole contrattuale chiare tra fornitori e utenti. Il governo di Caracas dispone dei maggiori giacimenti sia di petrolio che di gas naturale, le cui riserve raggiungono i 181,9 TCF, equivalenti a ben il 2,9% delle riserve mondiali. Nonostante questo, come evidenziato da uno studio della Università Simon Bolivar, il 91% del gas naturale venezuelano "è un gas associato al greggio e, per questo, deve essere sottoposto a un processo di purificazione, aumentando i costi di produzione di cui il gas naturale non necessita. "Nonostante ci siano otto regioni dalle quali si estrae il gas – sostengono gli esperti - la rete di gasdotti è insufficiente per trasportare questa risorsa da una parte all'altra del paese e distribuirla in modo capillare. I capitali da investire sono alti e, considerando il basso prezzo attuale del gas, diventa difficile finanziare progetti con cui potenziare l'intera infrastruttura del gas naturale".Fino a quattro anni addietro, il paese caraibico produceva soltanto 2,6 TCF di gas naturale all'anno, di cui il 60% veniva impiegato per migliorare il recupero del petrolio estratto. La domanda interna di gas naturale è suddivisa in 34,5% per l'industria petrolifera, il 17,8% per la produzione di energia elettrica, il 15% per la petrolchimica e solamente il 3,4% per uso domestico, il 17,8% per il settore siderurgico e l'11,6% per altri usi.Come si può notare, dunque, il mercato locale è ancora poco sviluppato rispetto, ad esempio, al Cile, dove oltre il 50% delle industrie utilizzano questa risorsa naturale come fonte principale per generare elettricità.