dic 11
GAS, IL REBUS TRANSNISTRIA E LO STATO CHE C'È E NON C'È
MOLDOVA
Tiraspol - C'è chi la chiama la terra di nessuno. E c'è chi la considera solo una fettuccia non lontana dalla ex madre patria Russia. Fatto sta che tra la frontiera dell'Ucraina e la sponda est del fiume Dniestr sorge, esiste e va avanti la Transnistria, i cui confini lambiscono anche la Moldavia. Stiamo parlando di uno stato, un vero e proprio Paese che ha una sua bandiera, una sua capitale in Tiraspol, un suo Parlamento e un suo Governo. Una "nazione" autoproclamatisi come tale solo nel 1990, che però fino ad oggi non ha ancora ottenuto il riconoscimento dalla comunità internazionale. Sembrerebbe dunque l'ennesima piccola appendice di quello che fu una volta l'impero sovietico, ma la realtà non è così. Questo stato rappresenta uno snodo politico-diplomatico-economico non indifferente. La fornitura di gas nella regione è infatti assicurata da contratti annuali fra la russa Gazprom e la Moldovagaz (di proprietà mista russo-moldava). La Transnistria, però, ha un «conto» separato di circa 900 milioni di dollari e gode di prezzi relativamente bassi rispetto a quelli riservati al suo vicino. Nonostante questo, il debito transnistriano è aumentato vertiginosamente, arrivando fino a 700 milioni. Questo elemento è l'oggetto del contendere tra Mosca e la Moldavia. L'esecutivo di Tiraspol ha sempre posto l'accento sul senso di appartenenza alla "grande famiglia" russa, e sulla minaccia di un'invasione moldava; al contrario, nella "Republica Moldova" si parla della Transnistria come di una "zona d'occupazione" russa, rendendo il dialogo tra le parti pressocchè impossibile. Una situazione di stallo con due paesi che, di fatto, vorrebbero contendersi la Transnistria ma che, a causa del debito dovuto alla fornitura di energia contratto da quest'ultima proprio con i colossi energetici di Russia e Moldavia, rischia di trascinarsi per moltissimi anni ancora.