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MUBARAK E ABDALLAH ANDRANNO A WASHINGTON, PREVALE CAUTELA
ISRAELE




Gerusalemme - Il presidente egiziano, Hosni Mubarak, e il re giordano Abdallah hanno fatto sapere di aver risposto positivamente all'invito degli Usa a partecipare all'apertura dei negoziati diretti israelo-palestinesi, il 2 settembre a Washington. Intanto, però, tra israeliani e palestinesi domina la prudenza dopo l'annuncio fatto dal segretario di Stato Usa, Hillary Clinton. Complice l'inizio dello "shabbat", la stampa israeliana non ha dato grande rilievo alla notizia, che comunque viene letta come un successo almeno momentaneo per il premier Benjamin Netanyahu. Il ministro del Lavoro laburista, Isaac Herzog, li ha definiti "un momento di verità" per il processo di pace. La prossima settimana i negoziatori israeliani avvieranno una serie di colloqui e videoconferenze con i diplomatici americani per preparare l'appuntamento. L'Anp, dopo il sofferto sì nella notte arrivato dal comitato esecutivo dell'Olp, ha avvertito che abbandonerà i negoziati se riprenderanno le costruzioni negli insediamenti ebraici. "Se Israele deciderà di annunciare nuovi appalti dopo il 26 settembre (quando scade la moratoria parziale dei progetti edilizi nelle colonie, ndr), noi non saremo in grado di proseguire i colloqui di pace", ha avvertito il capo negoziatori Saeb Erekat. La presa di posizione punta a tranquillizzare il fronte palestinese, inquieto alla prospettiva di avviare negoziati senza un'agenda definita e senza garanzie sullo stop alla costruzione negli insediamenti. Critiche all'iniziativa degli Usa sono state lanciate da Hamas e Jihad islamica ma anche da alcuni esponenti di Fatah, la fazione che sostiene il presidente Abu Mazen.