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feb   10

IL RITORNO DEL NUCLEARE NEL MONDO GLOBALIZZATO
GERMANIA




Più di quattrocento reattori attivi nel mondo. Molti altri in costruzione. Le superpotenze dispiegano le loro forze preparando il terreno per nuovi impianti. Nell'era della globalizzazione, a fianco della corsa alla cosiddetta energia "verde", le grandi nazioni pensano sempre di più al nucleare. Perché questo "ritorno" all'atomo? E come è la situazione nel pianeta adesso? Attualmente sono oltre 440 gli impianti funzionanti, con tre Paesi avanti a tutti: gli Sati Uniti (104 reattori), la Francia (59), il Giappone (53). Complessivamente la produzione di energia è pari a 370 gigawatt, pari al 16% del fabbisogno mondiale. Cifre elevate, ma decisamente ridotte a quelle stimate negli ormai lontani anni '70, quando si ipotizzavano oltre 1000 gigawatt per l'inizio degli anni duemila. Una corsa, quella del nucleare, rallentata dall'incidente di Chernobyl, che frenò l'ottimismo sull'onda del timore popolare. Oggi, però, il quadro sta cambiando grazie soprattutto al miglioramento della tecnologia che garantisce maggiore sicurezza. E infatti il panorama odierno vede il 76% del fabbisogno energetico francese soddisfatto dalle centrali atomiche, poco meno del 50% nei Paesi dell'est europeo, il 35% nell'Unione, il 25% nei Paesi aderenti all'Ocse, e appunto il 20% negli Usa. Fino al 2004 le previsioni sullo sviluppo del nucleare non erano favorevoli. L'Iaea (International Atomic Energy Agency) calcolava una progressiva riduzione entro il 2020, ma gli ultimi avvenimenti di politica internazionale stanno mutando lo scenario di riferimento. La crescita di nuovi Paesi (Cina e India su tutti) e la conseguente maggiore domanda di energia sta spingendo verso la cantierizzazione di nuovi reattori. In Asia sono in costruzione almeno 15 nuove centrali nucleari (oltre a India e Cina anche in Corea del Sud e Taiwan), mentre una riflessione approfondita merita proprio l'Europa. Gli investimenti nel vecchio continente sono calati a partire dagli anni '90, con eccezione della sola Finlandia che ha messo in opera la centrale di Olkiluoto, operativa entro quest'anno. Le politiche degli stati europei nei confronti del nucleare sono cambiate all'inizio del decennio. Agli inizi degli anni duemila molti paesi nuclearizzati (Svezia, Germania, Olanda e Belgio) avevano deciso di non sostituire le attuali centrali nucleari al termine del loro ciclo produttivo. L'acuirsi del problema ambientale e le cicliche crisi del petrolio e del gas hanno però riaperto la discussione sul futuro del nucleare in Europa. In Germania, ad esempio, il Cancelliere Angela Merkel sta seriamente prendendo in esame il dossier nucleare preparato dai suoi esperti, e non viene escluso il ritorno a partire dai prossimi dieci anni. In Italia il Governo ha appena varato una legge per avviare la costruzioni di nuovi impianti, e nel resto del continente si è passati da una politica del "no" ad una di attesa.