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lug   10

GB, CAMERON SI PRESENTA: PIÙ GAS, PIÙ NUCLEARE E PIÙ RINNOVABILI
REGNO UNITO




In campagna elettorale aveva coniato lo slogan "Vote blue, go green", rifacendosi al colore tradizionale del suo partito. Oggi il neo premier inglese David Cameron è pronto all'offensiva in materia di energia, non senza però qualche ostacolo politico davanti a sé.
Il primo nodo che dovrà sciogliere, infatti, sarà quello relativo al ritorno alla costruzione di centrali atomiche, fortemente voluto dal suo partito. Una strada, questa, fortemente osteggiata dal suo vice e leader dei liberaldemocratici, Nick Clegg, con cui condivide il governo e – soprattutto – il consenso in Parlamento.
Nonostante questo Cameron ha chiara la strada che, a suo avviso, l'Inghilterra dovrà perseguire: e cioè quella che intende puntare sulle rinnovabili, sull'immagazzinamento di ingenti quantità di gas e, appunto, sul nucleare.
D'altronde, in campagna elettorale, il giovane primo ministro, presentando il suo programma, ha definito le 34 pagine dedicate all'energia come "la più grande revisione dall'inizio degni anni '80 ad oggi".
Per attuare il suo ambizioso piano, e dunque per creare e miscelare un sapiente mix che diminuisca drasticamente anche l'utilizzo del carbone, Cameron si avvarrà di due ministri. Il libdem Chris Hume, segretario per l'energia e i cambiamenti climatici, e Caroline Spelman, titolare del dicastero all'ambiente.
Il primo, fedelissimo di Clegg (sono stati a scuola insieme), è entrato in Parlamento nel 2005 e rappresenta la parte più di sinistra del suo partito. L'altra, conservatrice, è stata la seconda donna dopo Theresa May a venire eletta presidente dei Tories. Saranno loro a dover trovare la sintesi delle volontà dell'esecutivo e a predisporre le leggi che dovranno, necessariamente, cambiare il volto energetico del paese di Sua Maestà.
Il tempo, per fare tutto ciò, stringe. Se è vero che lo stesso Cameron, durante un recente dibattito televisivo, ha sostenuto che nel 2017 si rischia di avere le lampadine spente. Una prospettiva quasi drammatica a cui opporre una strategia aggressiva che, sempre secondo il premier, deve mirare a portare l'energia prodotta da rinnovabili al 15% (dall'attuale 2,5%), ridurre le emissioni di gas serra del 34% rispetto ai livelli di 20 anni fa ed investire una cifra gigantesca, compresa tra i 100 e i 200 miliardi di sterline in infrastrutture energetiche.
Al riguardo le azioni chiave da mettere in atto dovranno essere: garantire la sicurezza delle forniture di gas per il settore elettrico e per il riscaldamento delle abitazioni; agire con decisione per promuovere l'energia nucleare e le rinnovabili, attraverso un'ottimizzazione della pianificazione, un prezzo minimo per il carbonio e il miglioramento delle infrastrutture; rendere più efficiente l'energia della Gran Bretagna, attraverso un Green Deal, una nuova "energy internet" che permetta ai consumatori di controllare i propri consumi energetici.